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Io credo che questa storia di amore sia anche metafora, allegoria della storia di un’esperienza di conoscenza, vissuta da Angelo Francesco Nardelli.

Chi si innamora, ma anche chi si avvia in un percorso di conoscenza inizia un cammino di entusiasmo, un iter ascenzionale, che si alimenta di un incessante fuoco interiore. Come si dice? Oggi più di ieri, meno di domani. Come se la strada dell’amore possa essere una strada senza fine, come se si voglia far propria la vita e la morte, inebriati da un senso di pienezza misteriosa.

Ma se la tensione verso l’infinito non incontra infine un punto, un momento di equilibrio, se non tiene conto che la nostra natura è anche finitezza e precarietà, allora diventa necessario e inevitabile la caduta dall’illusione nella delusione e la percezione del fallimento.

Si può anche ambire in amore a pretendere la fusione completa nell’unità, ma il dato dell’alterità non è eliminabile e può accadere che le identità dei due amanti si manifestino confuse, distanti, separate, ostili. Leggo alcuni versi della poesia Mi metterò anch’io una maschera di cera.

 

Mi metterò anch’io una maschera di cera
e avrò gli occhi nascosti dietro un volto
non mio.

e mi dolgo senza più lacrime
perché il mio viso ha ora come il tuo
la sua maschera di cera.

 

Ma dopo questa poesia siamo allora alla fine? Siamo alla conclusione di un amore? Siamo al discidium, alla separazione? Alziamo bandiera bianca? No, tutt’altro!

Nella poesia Se ti racconto, una poesia, che sapientemente gli editori hanno collocato alla fine della seconda sezione, si riaccende la speranza, la volontà della ripresa del rapporto.

 

Riprendi, o amata, il tuo ardore
sconfinato: è tuo il mondo che vedi
arricciarsi di luci e d’ombre
al mattino

è tua la gloria dei morti
e l’amore

vivo lungo le strade e i porti.
I lampioni s’aggrappano ai ricordi
o vigilano nel buio i sogni
del tuo cuore.

 

La gloria dei morti…che felice densità espressiva! La gloria dei morti è la storia, è tutta la storia dell’umanità, dalle sue origini, la gloria della sua evoluzione, la somma delle esperienze e delle conoscenze accumulate nei millenni finora.

E come vive l’amore? Lungo le strade e i porti, dice Nardelli, cioè i luoghi di transito che metaforicamente uniscono il passato al presente, al futuro. Da dove si viene, dove si è, dove si va. E l’amore è vigilato nel buio dai lampioni, cioè dal ritorno della luce che preannuncia la solarità del mattino, dell’amore che si è potuto ritrovare perchè ormai sarà maturo, perchè consapevole.

Ecco che la terza fase s’intitola appunto Amore consapevole. Consapevole intanto, questo mi pare di cogliere dalle poesie di Angelo Francesco Nardelli, della sostanza inconoscibile dell’amore stesso, dei confini che la natura impone a tutto ciò che esiste.

L’amore si vive, l’amore appaga, l’amore è totalità e lo si può vivere come totalità, ma a condizione di essere consapevoli della inevitabile necessità del limite. Cito alcuni versi della poesia L’alba ci ritrova ancora uniti.

 

L’alba ci ritrova ancora uniti
ma incapaci di scrutare un segno
di luce nuova, una stella orientatrice.

Forse verrà l’angelo annunciatore
di un’altra novella o l’ultimo messia

Intanto noi aspettiamo perché ignoriamo
i segreti della nostra vita,
la sua misteriosa entelechia.

 

Forse ci sarà un ultimo messia che ci porterà la verità definitiva, ma per ora prendiamo atto senza scandalo e senza proterva superbia, dunque serenamente appagati, della nostra ignoranza fondamentale dei segreti della vita. E quindi solo così, con l’accettazione consapevole del mistero e della inadeguatezza della nostra conoscenza, sarà concessa anche a noi la nostra entelechia e cioè il massimo di realizzazione possibile, ma nella perfetta imperfezione del nostro stato di natura. Perciò vivere la totalità sia di un amore sia di una vocazione alla conoscenza è possibile solo nei confini di parzialità che sono tutti dell’essere umano.

Allora potremmo anche dire con il poeta nell’ultima poesia conclusiva del libro, durante l’atto dell’amore, in una felice e apparente contraddizione: La vita non ha più misteri e tu nessuna domanda da fare.

 

 

Tratto dall’introduzione del Prof. Mauro De Pasquale, che ne ha curato la presentazione il 14 febbraio 2009, in occasione della festa di San Valentino.

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