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Mi metterò anch’io una maschera di cera
e avrò gli occhi nascosti dietro un volto
non mio.
Risibile gioco che il tempo forza
coi suoi colori:
non altra gente
ma fremiti di luce di nuovo resi
ai vecchi ricordi
torneranno a dirmi che il passato
è ancora vivo nel mio cuore.
Non toglierò il dito dalla piaga
che mi sanguina nel petto:
un viso lontano e senza più nome
mi spinge fra le brume della sera
nell’aria torbida di gelo.
A volte anch’io mi pento d’essere
sulla strada dei giocattoli di vetro
dei fantasmi ricorrenti dietro un sogno
di fugaci memorie
e mi dolgo senza più lacrime
perché il mio viso ha ora come il tuo
la sua maschera di cera.
Angelo Francesco Nardelli
recitazione e realizzazione di Adriana Novello
regia di Andrea Galli
Da questa poesia traspare evidente il coinvolgimento dell’autore in un evento molto triste della sua vita. Il dolore e la commozione lo turbano profondamente e gli dettano accenti di grande intensità lirica.
Il poeta comprende subito che questi sentimenti fanno parte esclusivamente della propria interiorità e non ammettono alcuna condivisione con altri. Perciò impara a schermirli con una maschera protettrice, consapevole che questa è una regola ineludibile della società, per evitare la pietà o la commiserazione.
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